1979

Il punk si disintegra dopo aver fatto strike

... la giovinezza è un po’ come essere un animale.
No, non proprio come un animale ma come uno di quei migni giocattoli che vendono per le strade, tipo dei piccoli mattini fatti di latta e con una molla dentro e una chiavetta fuori e tu lo carichi trrr trrr trrr e quello pistona via, tipo camminando, O fratelli miei.
Ma cammina in linea retta e va a sbattere contro le cose, sbam, e non può farne a meno. Essere giovani è come essere una di queste migne macchinette.

Anthony Burgess - 'A Clockwork Orange'

Il punk aveva fatto strike ma nell'impatto si era disintegrato e le sue schegge stavano assumendo mille traiettorie diverse. Anni dopo si parlò di post-punk, allora per noi era soprattutto new-wave, una sorta di punk all'acqua di rosa -quando andava bene-  con pretese sempre maggiori e sempre più fuori luogo.
Successivamente avremmo usato spesso questo termine in senso spregiativo. A onor del vero non avevamo nemmeno un termine per definire quello che eravamo noi, neanche punk ci piaceva. Facevamo sempre un sacco di distinguo.

Si stavano creando i presupposti di come sarebbero stati i primi anni '80. In quel frangente però non lo potevamo sapere.
Se dovessi pensare a quando -all'epoca- cominciai a percepire che le cose stavano per cambiare, direi che fu un giorno da Carù.
Entrando nel negozio notai la copertina di un disco che, pur mostrando qualcosa di familiare, allo stesso tempo aveva qualcosa di strano. Era 'First Issue', il primo LP dei Public Image: fu pubblicato senza nessun preavviso (almeno qui in Italia di sicuro). Anche il titolare del negozio era rimasto sorpreso quando l'aveva ricevuto.
Il nuovo gruppo di Johnny Rotten (Lydon) si discostava molto dai Sex Pistols, anche solo nell'aspetto. Era davvero finita un'epoca. I Damned si era sciolti, avevano (quasi tutti) formato un loro gruppo e poi si erano riformati: in questo caso le cose erano molto diverse.
Anche gli altri protagonisti della prima ora si trovavano nella difficile situazione di dare un seguito a quello che avevano intrapreso. Molti gruppi dovevano decidere se ripetere la stessa formula o provare qualcosa di nuovo: qualsiasi loro scelta avrebbe provocato degli scontenti.

Noi del "giro", invece, in quel momento vivevamo una situazione simile a quella di un sciatore in una gara di slalom: non c'era il tempo di gioire per come come si aveva affrontato una porta o di rammaricarsi per averne approcciata male un'altra, si doveva pensare solo a quella successiva incombente. Qui si stava veramente muovendo qualcosa.

Se avessi dovuto affidarmi solo alla mia memoria, avrei detto che gli eventi del 1979 accaddero nel corso di un periodo di tempo molto più lungo.

L’ultima parte del 1978 aveva dato l’innesco a qualcosa di veramente importante per me e di sicuro non volevo tornare indietro.
Dovevo trovare il modo di barcamenarmi, col minor sforzo possibile, durante il mio ultimo anno di liceo, tralasciando di pensare troppo a cosa sarebbe successo dopo, per dedicare più tempo possibile alle mie nuove attività, quelle che mi interessavano veramente.
Le mie frequentazioni e le mie prospettive erano molto cambiate.

Con Anna avevamo iniziato a lavorare al primo numero di 'Xerox' che stava prendendo forma in un'atmosfera molto gradevole. In copertina ci sarebbero stati gli Ants, una decisione presa senza nemmeno discuterne: lei era tornata da poco da Londra e aveva portato le risposte di Adam alle domande che avevo preparato. Ognuno avrebbe realizzato le proprie pagine (anche graficamente) in totale libertà, poi avremmo trovato assieme la maniera di assemblarle.

Con il gruppo (i Mittageisen) dovevamo riuscire a fare qualcosa che per noi fosse molto meglio rispetto a quanto avevamo ottenuto con i Borstal Dampers.