Borstal Dampers

Borstal Dampers

Lo stacco di 'One Track Mind' in cui Jerry Nolan suona il tempo sul timpano:
questo era lo stile che volevo avere nel suonare. Stavo iniziando ad imparare.
Se arrivo a questo sono contento”.

Alla Fiera di Sinigallia il numero di persone interessate alla scena punk cominciò lentamente ad aumentare. All’inizio io ero l’unico ad avere dischi di questo genere, era quindi inevitabile che vi entrassi in contatto. C’era un tizio simpatico e alla mano con cui mi piaceva parlare, era fan degli Ultravox!: solo molto più tardi scoprii che si trattava di Faust’o.
Tempo dopo ebbi un’interessante discussione con Claudio Sorge: per lui la scena che contava veramente era quella americana, non quella britannica. Allora la presi quasi come un’eresia.

Sempre alla Fiera conobbi un tizio che trasmetteva dischi punk in una radio. In seguito divenne, per un breve periodo, il chitarrista dei Tracefusion (prima che due di loro si trasferissero a Roma) e fu uno dei fondatori di 'Dudu', una delle prime fanzine italiane.
Du-Du bruciaPartecipai ad una loro riunione organizzativa preliminare in cui conobbi anche gli altri due titolari: l’attitudine generale non mi sembrava per niente punk. In quella occasione si discusse a lungo su come inserire nel sottotitolo della fanzine un riferimento a Indro Montanelli evitando di essere querelati: alla fine si optò per “H.I.N.D.R.O. punk News”.

Erano tutti più grandi di me e sentivo di aver ben poco da spartire con loro.
Credo che mi considerassero solo un ragazzino piuttosto informato: il mio contributo sarebbe stato recensire i dischi con lo psuedonimo di Roger Mael (un tributo agli Sparks).

Quando, dopo il primo numero, ci fu la scissione nella redazione di 'Dudu', finii per collaborare con il 'Sigaro d’Italia'. Di male in peggio, almeno per me.
Questa cosa non durò molto: anche se ancora non lo sapevo, si stava avvicinando il momento in cui ci sarebbero state le condizioni per fare finalmente sul serio.

Conobbi due ragazzi più o meno della mia età - fino ad allora avevo avuto a che fare solo con gente più vecchia di me - con cui presto avrei avuto molto da spartire: uno era Marco e l’altro era Antonio (Tonito). Il primo lo incontrai, come di conseutudine, alla Fiera, l’altro lo conobbi in un negozio di dischi. Allora eravamo ancora così in pochi che ci si riconosceva immediatamente.
Cominciammo a parlare. Finì che gli vendetti alcuni singoli inglesi di David Bowie di cui era fan (li avevo comprati tempo prima da Maurizio Bianchi). Era amico di Anna (Rosso Veleno) con cui era stato a Londra da poco: mi parlò di Adam & the Ants come la sicura prossima sensazione.

Dopo quasi un anno di studio di rudimenti, in pratica esercizi su un pad, stavo imparando alcuni tempi di batteria molto semplici.

I pianeti della mia piccola galassia si stavano allineando, mancava solo la scintilla. Scoccò poco tempo dopo in occasione dei concerti di Adam & the Ants a Milano.

Ricordo che tornando a casa a piedi, dopo la prima serata, mi sembrava di camminare sulle nuvole. Veramente.

All’X Cine si crearono i presupposti per una futura frequentazione piuttosto assidua con Glezos, Anna, Tonito, Marco ed un altro cerchio ristretto di persone.
Ben presto avrei realizzato con Anna la nostra prima vera fanzine ('Xerox') e Marco mi avrebbe proposto di formare un gruppo. Lui sarebbe stato il cantante e conosceva un paio di suoi amici del liceo che avrebbero potuto suonare chitarra e basso.

Nel pomeriggio in cui ci incontrammo tutti e quattro, per la prima volta, a casa sua, passammo in rassegna un po' di dischi, scegliendo le canzoni secondo noi più facili da suonare.
I pezzi selezionati furono: 'London’s Burning' dei Clash, 'Self-destruct' dei Lurkers, 'Public Image', 'I Don’t Care' dei Boys, 'Borstal Breakout' degli Sham 69, 'One Track Mind' degli Heartbreakers e 'I Feel Alright' dei Damned.

A posteriori queste scelte mi fanno sorridere perché era ingenuo pensare che saremmo stati effettivamente in grado di suonarli. Come ho avuto modo di riscontrare in diverse occasioni successive, è salutare e naturale essere un poco presuntuosi e incoscienti quando si intraprende qualcosa di nuovo, altrimenti si lascerebbe perdere tutto subito.

C’era nell’aria che respiravamo tanto entusiasmo e un certo senso di urgenza che avrei continuato a respirare anche con altri compagni, per tanto tempo a seguire.