Chaos

scritta Chaos

Tonito

L’immediato dopo-​Mittageisen fu un periodo divertente. Io e Tonito eravamo diventati molto amici, per niente preoccupati del dover trovare subito un chitarrista. Ci sentivamo tutti e due liberi di fare quello che volevamo, le prove si svolgevano in un clima forse un po' confusionario ma, al tempo stesso, estremamente rilassato.
Ridevamo tantissimo. 
Con noi c'era quasi sempre anche Lilia, una nostra amica; io l'avevo conosciuta a casa di Anna. Poco tempo dopo sarebbe diventata la ragazza di Antonio.

Per un certo periodo cercammo di convincerla ad imparare a suonare la chitarra così da poter unirsi a noi. 
Il primo obiettivo era quello di buttare giù un po' di pezzi nuovi. Antonio provò anche a sovraincidere la chitarra sulle nostre registrazioni. Pensammo di utilizzare un effetto elettronico (che secondo Tonito esisteva) in modo da potere, dalle note suonate dal basso, ricreare gli accordi di una chitarra ritmica.
I pezzi erano scritti da lui ma io avevo molta voce in capitolo: il più delle volte infatti c’era solo un giro di basso, il resto nasceva durante le prove. Il testo veniva scritto da Antonio a casa, in un secondo momento, quando avevamo stabilito come doveva essere la base.

Il primo nome che ci demmo fu 'The Chaos Brothers', dal titolo di un pezzo dei Lurkers uscito sul flexi disc incluso nelle prime copie del 45 'Ain’t got a clue'. Era una specie di scherzo in studio e dà veramente l’idea di come prendevamo le cose in quel periodo.

Una delle primissime canzoni fu 'We’re livin' in a machine': così chiamavamo una versione di quella che sarebbe poi diventata 'Chaos'. All’inizio però era più lenta e con uno sviluppo diverso. Non ci preoccupammo neanche di dare un titolo al pezzo, “We’re living in a machine” era il suo primo verso. Un altro rimase solo strumentale e lo abbandonammo.

Sia Antonio che Lilia erano grandi fan di Bowie: un giorno, durante una prova, Tonito accennò l’inizio di 'Panic In Detroit', e così tirammo fuori una versione piuttosto libera di questa canzone che venne inserita in repertorio.

A questo punto però dovevamo proprio avere un chitarrista: Lilia per una sorta di timidezza non se la sentiva di provarci, così iniziammo a guardarci intorno.