Coda: 'Trying to forget...'

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Se oggi avessi meno anni non avrei potuto avere l'età giusta allora. Non faccio proprio niente per sembrare più giovane. A chi dice di sentirsi tale nonostante quanto è scritto sulla carta d’identità vorrei ricordare che pensare all’età non è una cosa da giovani e quindi parte già con il piede sbagliato. Per quanto sgradevole possa essere, gli anni portati sulle spalle sono una realtà ineluttabile per chiunque e riuscire realmente a nasconderli una , con tutto ciò che ne consegue.

La mia generazione ha potuto assistere a molte sconfitte della cultura hippie senza esserne coinvolta e ha avuto l’occasione, in realtà colta da pochi, di partecipare a forse l’ultima rivoluzione culturale giovanile rilevante. Sono figlio di un periodo in cui le differenze generazionali non erano solo una questione . All'epoca questo rapporto riguardava il passato, ora riguarda anche ciò che è venuto dopo.
La differenza è che trovo arduo identificare dei tratti veramente unici e definiti nelle generazioni che si sono succedute alla mia. Parlo in termini generali.
A livello musicale è difficile per me trovare qualcosa realizzato da nuovi gruppi giovani che mi coinvolga veramente, se non in casi davvero molto sporadici. Credo però che questo faccia parte dell'ordine naturale delle cose.
Non ho un nuovo genere / sottogenere da seguire. Non invidio chi è nato alcuni lustri dopo di me e non ho alcun tipo di risentimento nei suoi confronti: non rinuncerei mai a qualcosa di interessante solo per partito preso, non sono così autolesionista.
Il testo di 'Your Generation' dei Generation X ha per me oggi anche questo significato.

Trovo un po' triste che artisti da tempo sulle scene sentano l'esigenza di rimarcare la presenza di giovani tra il loro pubblico. Non mi sembra così . In fin dei conti la qualità del consenso ha molto più a che fare con l'attitudine di chi lo da' piuttosto che con la sua età. Ognuno deve cavalcare la propria onda e ciò che serve veramente sono esempi utili e concreti, meglio se con pochi o nessun .
Mi piacciono le cose ben definite, sono quelle che hanno una vera essenza.
Secondo me l'eclettismo è un campo accessibile a pochissimi, ma oggi sono tanti quelli che credono di poterlo praticare. Le loro contaminazioni sono più che altro fumo negli occhi nel tentativo di nascondere la mancanza di idee.

La vicenda narrata in '' tocca un problema per me importante: il rapporto da avere con le cose che ti hanno coinvolto in gioventù ora, a tanti anni di distanza.
Il difficile non è stato agire allora ma andare avanti adesso. In quel periodo era più facile, avevo un sacco di tempo a disposizione e non dovevo pensare a mettere insieme il pranzo con la cena. Soprattutto la battaglia quotidiana era molto circoscritta, si svolgeva soltanto a scuola, quando ci andavo. Ora invece sono costretto a combattere anche quando non sarei nelle condizioni di farlo e per molto più tempo.
Il "nemico" ti vince per stanchezza, questo è certo, non devi permettergli di farlo. Non bisogna farsi tirare dentro e accettare i suoi presupposti come dati di fatto. Questo è un punto fondamentale: certe assurdità possono anche sembrare logiche nel contesto in cui accadono, ma il problema è strutturale, a monte.

La risposta da me trovata fino ad oggi è di non smettere di agire, di non far passare giorno senza aver combinato qualcosa in funzione di quello che realmente conta per me e di ritenere sprecati quei giorni in cui non sono riuscito a farlo. Si tratta di trovare un giusto equilibrio, ed è la cosa più difficile: l'equilibrio che intendo io non ha niente a che vedere con i .
Certe forme di ribellione fissano per te una data di scadenza, ma, al tempo stesso, è fondamentale mantenere saldo il limite di tolleranza. Se questo significa essere un disadattato, beh, sempre meglio che rischiare di essere in qualche modo collaborazionista. Comunque sia, forse un paradosso per uno che crede fermamente nel gioco di squadra. Quello vero.
Nella mia piccola e oggettivamente irrilevante galassia i veri marziani non popolano un altro pianeta ma respirano la mia stessa aria e solo apparentemente parlano la mia stessa lingua.

Per non avere questi problemi basta  e non farsi molti scrupoli. Qualcuno chiama questo saper stare al mondo.
Bisogna finirla con il continuo lagnarsi e dare la colpa sempre solo agli altri.
Non ho rimpianti per quei giorni, non tornerei indietro neanche se ne avessi la possibilità.
Una sola cosa mi capita spesso ora e non mi succedeva allora. Non mi chiedevo mai: “Ma cosa ci faccio io qui?”.
Paolo M.