Fast forward to 1977

Fast forward

Un tizio vede arrivare un amico in lontananza e vuole fargli un piccolo scherzo: si nasconde e, quando lo vede arrivare, spunta fuori all’improvviso.
L’amico, colto di sorpresa, subisce uno shock fortissimo e muore d’infarto.
Una piccola cosa ha avuto delle conseguenze spropositate (e, nel caso specifico, tragiche).

Nell’ambito strettamente musicale, per me il punk è stato come lo scherzo della storiella, Ramones a parte.
Che allora alcuni ragazzi, io per primo, pensassero che tutto sarebbe cambiato è un conto, che la quasi totalità degli “addetti ai lavori” (star affermate comprese) ci cascasse, è un altro.
In fondo si sono spaventati inutilmente prendendo decisioni rivelatesi nel tempo sempre più imbarazzanti.
Questo fatto non ridimensiona per niente il punk, .

Da allora ha avuto inizio la ricerca spasmodica della “prossima grande cosa” che, puntualmente, non è mai arrivata. La restaurazione in peggio dello status quo precedente, dopo la presunta rivoluzione, è stata inarrestabile.

Devo dare atto a Glezos di aver capito molto prima di me che, nel punk, la musica è l‘aspetto meno importante di tutti. Per me era una cosa più difficile da comprendere perché la musica è sempre stata molto importante a prescindere, e questo fin da bambino.

Come per molti il ricordo dei miei primi dischi è indelebile. Li suonavo all’infinito ed era un vero evento quando ne arrivava in casa uno nuovo. Tra i 6 e i 7 anni mi feci regalare da mia nonna i primi 45 giri tutti miei: 'Yellow Submarine' dei Beatles, 'Eccola di nuovo' dei Rokes (il fatto che nella copertina fossero vestiti da cowboys penso ebbe la sua importanza), 'Let’s spend the night together' dei Rolling Stones.
Per la giovane commessa della Standa ero un piccoletto molto trendy.

Fino ad allora il mio piano per il futuro era diventare droghiere, per poter avere tutte le caramelle che volevo. Crescendo mi sarebbe piaciuto poter comprare tantissimi dischi credendo che l’incanto da loro sprigionato fosse richiamabile all’infinito. Quella magia è una delle pochissime cose che rimpiango della mia infanzia perché irripetibile, almeno nella maniera in cui la percepivo.