Fuori dal coro

header 'Fuori dal Coro'

Il concerto dei Chiostri chiuse un capitolo.
Esattamente un anno prima usciva il disco dei Mittageisen. La situazione era drasticamente cambiata in 12 mesi e non solo per me in prima persona.
In breve tempo divenne sempre più semplice trovare anche nei negozi di Milano ciò che prima era reperibile solo da Carù: dischi, riviste... La cosa all’inizio mi fece piacere, sembrava che la mia città si fosse sincronizzata con Londra.
In realtà era il segno della fine, Il punk era stato “digerito”.

Già nel gennaio 1980 era venuta fuori la storia del 'Rock 80': la Cramps, l’etichetta degli Area e di un sacco di altri artisti sperimentali/intellettuali, l’ultima avanguardia del rock progressivo (l’antitesi del punk, insomma), voleva pubblicare una serie di 45 giri in vinile colorato di nuovi gruppi italiani. Ci chiesero di partecipare ma per noi questa cosa era fuori questione.

L’Italia, forse in risposta ai recenti eventi, aveva riscoperto il rock. Questo era, per i molti preoccupati di stare al passo coi tempi, l’unico modo di mostrarsi ribelli a cui riuscivano a pensare. In realtà si trattava di uno stereotipo in cui tutto era ben codificato e quindi assolutamente innocuo. Anche alcuni cantanti di musica leggera dicevano di “fare rock”.
Il nostro cantante, nella sua intervista al Corriere d'Informazione, aveva nettamente preso le distanze da tutto quanto riguardava questa "nuova" tendenza.
Alla Fiera di Senigallia tipi insospettabili, che prima manco guardavano i dischi che portavo, ora addirittura li compravano.

Questo ha stretta attinenza con quanto fecemmo in seguito come Gags.
Ci chiamammo fuori da tutto, e perdemmo totalmente il nostro poco interesse a farci sentire e vedere in giro. Glezos già da tempo si era messo alla ricerca di altre cose da seguire e mi ripeteva che era finita: per lui il secondo LP di un gruppo punk non aveva senso.
I nuovi pezzi a mio parere beneficiarono di questa situazione. Da un lato non spostammo minimamente il nostro indirizzo musicale (una reazione inconscia verso tutti quelli che stavano cambiando pelle), dall’altro vennero fuori idee sempre diverse per caratterizzare le canzoni.
Il flusso di nuove cose da suonare era continuo, tanto che almeno metà dei brani in scaletta ai Chiostri non venne mai più ripresa. A questo periodo appartengono canzoni molto rappresentative del repertorio dei Gags come 'All the Priests', 'Animal Discipline', 'Shower' e 'Trio Lescano'.

Nella mia concezione del mio ruolo, ogni pezzo doveva avere una sua partitura di batteria il più possibile unica e definita, contrattempi inclusi. E' chiaro che avrei potuto mettere a punto questa stesura solo quando avessi avuto modo di esercitarmi a casa. Lo studio era pagato da noi e il prezioso tempo a disposizione era poco, per cui molte idee non furono mai provate dal gruppo.
Spesso il take nelle nostre registrazioni era uno solo, per cui non potevamo correggere gli eventuali errori e fare aggiustamenti.
La schematicità nel susseguirsi delle parti nelle canzoni dei Gags è dovuta anche a questo: finivano su nastro pochi minuti dopo che le avevamo imparate (certe volte solo più o meno).

A Milano la primavera del 1980 fu caratterizzata da una serie di concerti in rapida successione: il concerto al Palalido dei Ramones aveva rotto gli ultimi argini e, nelle tournée europee di artisti internazionali, le tappe italiane divennero sempre più frequenti.

Il 25 marzo ci fu il concerto dei Motorhead.

Il 2 aprile fu la volta dei Police con supporto i Cramps.

Il 30 aprile toccò ai Damned. Il trattamento riservatoci da Rat Scabies quando lo incontrammo fu sorprendente. Il concerto fu bello ma molto di più il suo atteggiamento nei nostri confronti e le cose che ci disse nell’intervista e dopo aver suonato. Con noi e Danny fu gentilissimo, con altri mantenne le distanze.

Quando arrivò l’estate ci fu un cambiamento... Antonio (Bite) voleva trasferirsi in Inghilterra per lavoro e quindi avrebbe dovuto lasciare il gruppo. Mi dispiacque molto.
Ad agosto andai a trovarlo a Londra e fu davvero cortese con me, facendomi in qualche occasione anche da interprete perché allora sapevo solo poche parole in inglese.

E’ una delle persone con cui ho suonato che ricordo con maggior piacere.