'Hard Core'

Il disco, le matrici e le etichette di 'Hard Core'

Ricominciammo a suonare in sala prova ma ben presto ci accorgemmo che era davvero difficile riuscire a trovarci tutti e quattro insieme. Danny aveva sempre impegni improrogabili, proprio lui che aveva più bisogno di provare con noi e proprio adesso che stavamo pensando di incidere un singolo autoprodotto.

La via per farlo mi era stata indicata da due miei amici del tutto esterni alla scena punk. Loro infatti, insieme ad un altro comune amico, avevano appena realizzato un 45 giri in proprio.
Mi trovai così servito su un piatto d’argento l’indirizzo a cui potevamo rivolgerci, la Fonola di via Ariberto, pieno centro di Milano. I costi erano di 60.000 lire per le matrici e 150 lire a copia. Con 90.000 lire avremmo coperto i costi di 100 copie; le copertine le avremmo realizzate a parte, prendendo spunto da come era stata fatta quella di 'Skank Bloc Bologna', degli Scritti Politti, un foglio A4 stampato (fotocopiato, nel nostro caso) e piegato.
'Xerox' stava per uscire, Anna (Rosso Veleno) conosceva un posto in centro con una fotocopiatrice -per i tempi- eccezionale, la prima in grado di riprodurre efficacemente anche le immagini.
C’era proprio tutto. Ai soldi avrebbe pensato Marco, con la promessa di risarcirlo con gli incassi delle vendite del disco.

Prenotammo la sala di via Lessona per il 5 Febbraio: dalle 19 alle 21 per le prove, dalle 21 alle 22 per registrare! Pochi giorni prima di questo impegno, Danny ci telefonò dicendo di non poter partecipare alle session: eravamo furiosi e in guai seri.
Ci salvò Glezos; si disse disposto a suonare nel disco come chitarrista. Unica condizione, il suo nome non doveva comparire da nessuna parte. Il giorno dell’incisione provammo furiosamente per prepararci: fu un errore perché arrivammo al fatidico momento stanchi e con il cantante quasi senza voce.
Incidemmo 4 pezzi in un’ora, con 2 versioni di 'Hard Core'. All’inizio, quando sentimmo il risultato del nostro lavoro, fummo contenti: era diverso da come me lo sarei aspettato, ma sicuramente meglio di quanto saremmo stati in grado di fare se avesse suonato Danny. Lui infatti non era un chitarrista ma un bassista.
Scegliemmo 'Hard Core' come facciata A. E ora di corsa alla Fonola.

Mi ricordo la faccia degli addetti e dei clienti quando fu suonato, a tutto volume, il nastro con la futura incisione. “Il nome dell’etichetta ?”, “Boh... Sadist Records!” Non vedevamo l’ora di avere per le mani il nostro primo disco.
“E ora la copertina ...” Era pronto l’artwork del retro (da me realizzato) con immagini datemi da Tonito, le foto le avevamo fatte usando una macchina per foto tessere sotto la metropolitana di Piazza Duomo, una delle primissime a colori. Ognuno di noi aveva scelto, in piena autonomia, lo scatto da inserire ed un messaggio personale da scrivere.
Mancava l’immagine di fronte. In pochi minuti Marco prese un libro sul punk (mi ricordavo fosse '100 Nights at the Roxy', ma mi sbagliavo: era 'In The Gutter') e un paio di forbici: con mio orrore (rovinare il libro!) tagliò una foto, scrisse il titolo con il pennarello, ed ecco fatto, eravamo pronti. Non avevamo la benchè minima idea dell’esistenza di un copyright sulle immagini. Il disco fu dedicato ad Anna (Rosso Veleno).

Non appena le copie furono pronte mi diedi subito da fare per venderne il più possibile, volevo far recuperare a Marco i suoi soldi. I primi acquirenti furono amici e compagni di scuola; ne portammo qualcuna a Carù che, con nostra sorpresa, le vendette.