La svolta definitiva

La svolta definitiva

La svolta definitiva

Tonito cominciò a frequentare sempre più spesso J.S. Un tipo introverso in un mondo di introversi, a cui volutamente mi riferisco con una sigla e di cui non metto foto perché non gradirebbe affatto.
Ben presto entrò a far parte del gruppo.

Al nostro nuovo chitarrista piacevano i PIL e questo influenzava tanto il suo modo di suonare. Questo stile avrebbe richiesto un contesto sonoro molto più definito e solido del nostro: nelle prove trovare un equilibrio tra i volumi degli strumenti era ora molto più difficile. La qualità delle nostre performance ne risentiva parecchio.
Per la prima volta Antonio aveva pronti testo e musica di 2 nuovi pezzi, 'Below zero' e 'Compromise', che tanto gli piacevano quanto poco io ne ero entusiasta. Non credo però di averglielo mai detto apertamente.
In studio mettemmo a punto anche un altro nuovo pezzo, 'Questions'. Sarebbe stato il primo del nostro nuovo set e lo avremmo suonato attaccato a 'Chaos'.

L’incantesimo si stava rompendo... Il dopo liceo, i nuovi equilibri nati all’interno del gruppo e quello che era successo a Londra, a posteriori, credo siano stati la causa di questo disagio.

Attraverso Mitzio ci fu offerta l’opportunità di fare un servizio fotografico per un marchio famosissimo di vestiti (non cito volutamente il nome) in procinto di lanciare una nuova linea di ispirazione punk. Volevano dei modelli credibili e quindi avevano pensato a noi. I soldi offerti erano tanti, ne eravamo tutti a corto, così accettammo.
Il fotografo era interessato a Tonito, Lilia e J.S., ma non a me: per lui avevo troppo la faccia da bravo bambino. La cosa suonò a me e agli altri quasi come un insulto. Non so se i patti furono “o tutti o niente”, però alla fine fui reclutato anch’io (alla fine, nel servizio, fui fotografato solo di spalle o con degli occhiali da sole). Insieme a noi c'era anche una modella americana che ogni tanto fischiava in modo buffo, qualcosa di simile al canto di un usignolo. Per una sola giornata di lavoro prendemmo veramente un sacco di soldi.

Ho sempre provato un certo imbarazzo nel ricordare questo episodio e sarebbe poco onesto negare che l'aver accettato l'offerta sia stato per me scendere a patti con il nemico.
Ripensandoci ora però c'è una cosa che va considerata, e questo vale anche per il concerto al 'Sex Party Punk': in quel momento, in quali migliori opportunità avremmo potuto realisticamente sperare? E' chiaro che all'epoca non avrei mai fatto ragionamenti di questo tipo e di certo non andavo più in là del "mi piace" / "mi fa schifo".
Questo non significa affatto che sia meglio accontentarsi. La giusta linea da seguire in casi come questi è sottilissima e credo si debba sempre stare molto attenti quando si è costretti a cedere qualcosa su questioni importanti.
Detesto il detto "piuttosto di niente è meglio piuttosto" soprattutto il suo senso opportunistico e di comodo che quasi sempre viene sottinteso da chi lo cita.