Nineteen-Eighty-Ics parte 2

Nineteen-Eighty-Ics - continua

Poco tempo dopo questo nostro primo concerto fui contattato da Stiffax degli X-Rated: mi chiese di partecipare alla realizzazione di un demo del suo gruppo poichè era senza batterista. Accettai con piacere.
Dopo un paio di prove per imparare i pezzi, registrammo questo demo (non mi ricordo se 2 o più canzoni) al 'Free Sound' di via Washington, che era anche la sala prove utilizzata dalla maggior parte dei gruppi milanesi. Di questa session mi è rimasto un solo un pezzo, 'Blockhead dance'. La canzone sarebbe poi uscita in versione diversa nel singolo per la Cramps, nella serie 'Rock 80'. Secondo me era meglio il demo.

In quel periodo, con mio grande stupore, mi capitava di ricevere richieste di suonare con altri gruppi; a posteriori credo fosse dovuto ad una mia caratteristica che, per quel che ne so, in quel momento nessun altro batterista del giro possedeva: non avevo nessun passato alle spalle e il mio modo di suonare si era formato solo in gruppi punk. Va aggiunto però che in quel frangente la concorrenza non era molta.

Artwork dei 198X Prima delle vacanze estive mettemmo a punto un nuovo pezzo. Tempo dopo Tonito lo intitolò 'Vietnam': in realtà era piuttosto simile a 'Chaos'. Registrammo anche un pezzo strumentale in cui Antonio suonava il sax, Alberto il basso, io la batteria. Lo chiamammo 'Contortions', dal nome di uno dei gruppi dell'antologia 'No New York' che aveva nella sua formazione un sassofonista: un’improvvisazione... un gran casino... sì, insomma, una vera porcheria.
Non lo suonammo mai più.

Pensammo anche di realizzare un singolo sulla base dell’esperienza fatta con quello dei Mittageisen. La facciata A sarebbe sicuramente stata 'Chaos'. Preparai una bozza di copertina su un cartoncino che sarebbe stata stampata, anche in questo caso, su un foglio A4 da piegare.
Il progetto fu abbandonato per mancanza di soldi.

Anche se in superficie il nostro approccio alle cose era lieve, l'elemento dominante nei testi delle nostre canzoni e nelle nostre grafiche era disperazione.

A luglio, dopo la maturità, finii finalmente il liceo. L’ultimo anno di scuola era stato veramente difficile per me. Mi ero annoiato a morte. Avevo accumulato il corrispettivo di 3 mesi di assenze. Il liceo pubblico a cui ero iscritto era una delle rare eccezioni in quel periodo: una scuola estremamente selettiva con una gestione docente rigidissima. Il preside ed il consiglio dei genitori esercitavano la politica del pugno di ferro. Al primo accenno di picchetto, o di qualsiasi altra “turbativa esterna”, chiamavano la polizia o i carabinieri.

Nonostante tutto questo decisi di iscrivermi all’università serale e di lavorare mezza giornata. A onor del vero in quel momento non ero molto interessato a proseguire gli studi, se non alla possibilità che mi offriva di rimandare il servizio militare, una specie di spada di Damocle pendente sulla testa dei ragazzi della mia età. Fare l’anno di militare, ero convinto, sarebbe stata la mia rovina: per una questione caratteriale avrei avuto grossissimi problemi nell’affrontare le regole spesso ottuse della gerarchia. Anche i miei parenti erano preoccupati di questo.

Non sarà stato sicuramente indice di maturità, ma la verità è che feci le scelte riguardo all'indirizzo del mio futuro lavorativo in maniera molto casuale: l’importante era guadagnare tempo e vedere cosa sarebbe successo.