Udar e Fritz

Volantino S.o.G. per ricerca chitarrista

Per poter proseguire ora avevamo assolutamente bisogno di trovare un chitarrista ed un bassista. Il nostro assetto di allora ci consentiva solamente di lavorare in sala d’incisione.
Si trattava di un problema di difficile soluzione. Avevamo bisogno di trovare strumentisti preparati tecnicamente ed in grado di suonare una musica senza nessun riferimento contemporaneo. L’unico ambito in cui avremmo potuto avere speranze di scovarli era l’heavy metal. Ma questo era soltanto il punto di partenza e offriva la possibilità di risolvere solo l’aspetto tecnico della questione: avremmo dovuto incontrare gente dalla mentalità molto aperta, disposta a rinunciare agli assoli di chitarra ed a tutti gli altri canoni di questo genere.

Per facilitare questa ricerca e quella di una casa discografica, pensammo di realizzare un disco autoprodotto da utilizzare come sampler. A questo punto cambiammo metodo nella registrazione delle nuove canzoni. Sempre con la tecnica delle sovraincisioni, riprendemmo ad utilizzare gli strumenti elettrici e la batteria. Allestimmo una specie di sala prove nel garage di casa mia. Glezos suonò tutti gli strumenti ed io curai le incisioni. Si trattava di un lavoro piuttosto complicato e difficoltoso. Di sicuro non disponevamo di mezzi adeguati. Il risultato di queste autentiche maratone fu sorprendente per la qualità dell’insieme. Le nuove canzoni avevano testi molto evocativi e con alcune uscite sorprendenti.

Decidemmo di realizzare il promo sotto la forma di 12”, con due pezzi tratti dai demo più recenti: 'Goatsucker' e 'Voilà Hack’n’Slash'.
Il lavoro per la realizzazione del disco fu lungo e stressante. Utilizzammo il nuovo Palmito Studio che nel frattempo si era trasferito a Settimo Milanese. Per poter guadagnare tempo decidemmo di utilizzare una batteria elettronica: fui il primo a spingere per questa soluzione e, nonostante questo accorgimento, ci vollero più di due settimane piene per completare incisione e missaggio. Ovviamente la parte più faticosa toccò a Glezos.
Massimo disegnò la copertina utilizzando foto tratte da un servizio fotografico da lui organizzato in una vecchia villa di Segrate.
Ancora una volta ritengo doveroso evidenziare quanto fu importante il suo contributo negli Schwarz Of Galiorka e la qualità di tutto l’aspetto grafico da lui curato ne è una prova. All’esterno del gruppo il suo apporto forse fu poco evidente, ma questo a mio avviso gli rende solo maggior merito: non aveva nemmeno la gratificazione di suonarci.

La realizzazione di 'Goatsucker'/'Voilà Hack’n’Slash' fu costellata da moltissime difficoltà. Perfino lo stampatore dei dischi sbagliò il lavoro e dovette rifarlo. La prima stampa del disco frusciava spaventosamente. L’esperienza maturata in quel periodo ha contribuito moltissimo a far nascere in noi la volontà di cercare ad ogni costo la totale autonomia nella realizzazione dei nostri progetti. Le poche volte in cui questo non è stato possibile ci siamo trovati ad affrontare problemi al limite del paradossale.
La pubblicazione del nostro 12” invece di rappresentare una nuova spinta verso la soluzione dei problemi del gruppo, in realtà segnò la sua fine. Troppe le difficoltà da superare. Di sicuro non riuscimmo ad incontrare il bassista e il chitarrista che cercavamo. Glezos aveva realizzato alcuni artwork di presentazione in cui se li era inventati. Aveva trovato per loro due nomi secondo me perfetti: li aveva chiamati Udar e Fritz.

A questo punto il nostro sodalizio cominciò a disgregarsi: la prima separazione fu con Mario.