Un nodo al fazzoletto

Un nodo al fazzoletto

Ci sono cose che voglio assolutamente ricordare e questa voglia si è fatta sempre più insistente nel tempo.

Il termine “punk” mi era ben noto molto prima del ’76. Veniva associato fin dal ’73 – ’74 ad alcuni gruppi appartenenti al genere definito, più in generale, “rock decadente”.
Erano i gruppi che mi interessavano di più. Tra questi gli Sparks, i miei preferiti in assoluto.
Mi piacevano così tanto che conservavo con cura ogni singolo ritaglio di giornale che li riguardava, anche il più piccolo.

Ho ancora questa sorta di scrapbook e, nella recensione di 'Ciao 2001' del singolo 'This town ain’t big enough for both of us', il termine “punk” compare più volte. Questa definizione, da allora in poi, avrebbe rappresentato per me una sorta di garanzia.

A mio avviso molte storie sul punk italiano hanno un grosso difetto di fondo: le vicende vengono interpretate secondo la visione attuale del fenomeno, senza tener conto che il contesto dell’epoca era totalmente diverso da quello di oggi. Sembra una cosa estremamente banale a dirsi, ma chi non ha vissuto quegli anni non potrà mai averne una percezione precisa, per quanto capace egli possa essere: di questo sono certo. Ci sono troppi elementi che toccano profondamente quello che era il vivere di tutti i giorni (soprattutto ciò che non era ancora disponibile rispetto ad ora) e, di conseguenza, le vicende nate in quell'ambito. E' molto difficile descrivere in maniera adeguata i passaggi contingenti sapendo in anticipo come la storia va a finire: manca il peso reale delle aspettative, delle incognite. Alcuni elementi che poi sarebbero stati decisivi, in quei frangenti, erano spesso nascosti, quasi invisibili.

Un altro aspetto fondamentale andato perso nel tempo è la diversa percezione generale delle cose. Faccio un esempio. Per quel che ricordo, Iggy Pop, secondo la stampa musicale italiana di allora, era un cretino senza speranze. In base al loro metro di giudizio il suo nome era terribile: per certi versi, tenendo conto della mentalità dell'epoca e della generale ignoranza sui trascorsi di costui, lo era veramente. Era come se qualcuno si chiamasse seriamente 'Johnny Rock', 'Tony Folk' o 'Pino Liscio'. Se non conosci qualcuno fai molto caso anche al suo nome.
Quando venne pubblicato in Italia 'Raw Power', ricordo di esser stato molto tentato di comprarlo: il negozio di dischi vicino a casa mia, stranamente, ne aveva una copia. Non era un disco comune, mi piaceva la copertina, ma non potevo permettermi di prendere una fregatura. I soldi a mia disposizione erano pochissimi. Alla fine anch’io pensai che uno che si chiamava 'Pop' potesse veramente essere un cretino. Quel disco rimase al suo posto molto a lungo.
E’ lecito che negli anni alcune cose vengano rivalutate, ma ciò fa parte dell’attualità, non del tempo in cui nacquero.

Fare cover di pezzi vecchi era considerato "un segno preoccupante dell’aridirsi della vena creativa di un artista”. Mi ricordo le tante considerazioni stucchevoli su 'Pin Ups' di David Bowie e 'Faithful' di Todd Rundgren.

'Ciao 2001' allora era davvero un giornale influente, ovviamente tra gli appassionati di musica. Anch’io, nonostante non mi fidassi troppo e mi piacessero cose in esso dileggiate, ne ero in qualche modo influenzato, magari indirettamente. Il fatto che fossi un teenager conta. Era anche nei discorsi delle persone che incontravo, c’era una sorta di pensiero comune molto forte. 
Essere “commerciale” era uno dei peggiori insulti. Fare qualcosa che non si sposasse in qualche modo al credo comune politicizzato, in Italia era garanzia di emarginazione.

Il diffondersi delle notizie era ovviamente molto più lento rispetto ad oggi.
I giornali italiani facevano da filtro, unendo opinioni proprie alle informazioni: distinguere le due cose, per chi leggeva, era spesso impossibile.
I nuovi fenomeni musicali o i nuovi gruppi venivano presentati al pubblico italiano quando questi erano diventati sufficientemente rilevanti in patria da rappresentare una notizia degna di nota anche qui.
Chi afferma di aver seguito fin dagli esordi un gruppo o un fenomeno straniero, nato prima dell’inizio degli anni ’80, senza aver mai messo il piedi fuori dal nostro paese, per me dice il falso. Ci potrebbero essere alcune eccezioni, ma solo frutto di combinazioni del caso o di circostanze del tutto fortuite.

I termini “straordinario”, “eccezionale”, ecc., non erano abusati come lo sono ora. Le standing ovation erano .
“Mitico” era un aggettivo utilizzato solo per descrivere le vicende e i personaggi di storie molto, ma molto, antiche.

Io mi ricordo di eventi e cose che furono veramente epocali, anche per le loro ripercussioni positive: tenere a mente queste cose, per me, non ha a che fare con la nostalgia, ma è un riferimento su cosa valga veramente la pena di andare a cercare adesso.
Ricordare ciò che fu straordinariamente negativo dovrebbe aiutare ad evitare qualche errore. Dovrebbe...

Queste, in breve, sono alcune delle premesse da cui inizia la nostra piccola storia...