Intervista a Anx Army

Intervista a Anx Army

di Letizia Rittatore (Corriere d'Informazione) - Teatro dei Chiostri 11/2/1980.

Questa lunga intervista non fu utilizzata dal quotidiano (al suo posto venne pubblicato l'articolo "Sexy, Ipnotico ma soprattutto rompitimpani"): Glezos la ricostruì per 'Xerox' n.6.

Anx Army

D.- Intorno al vostro gruppo circola un alone di mistero, in pratica tutti vi conoscono come nome ma pochi hanno sentito quello che fate...
A.A.- Ci sono molte ragioni per le quali pochi finora ci hanno ascoltato. Sarebbe inutile elencarle tutte.

D.- Ma finora avete tenuto un atteggiamento singolare: concerti ad inviti, niente nastri in giro, nessun tipo di partecipazione alla scena rock italiana...
A.A.- Non ci interessa la scena rock, non solo quella italiana, ma neanche quella di tutto il mondo. Noi non siamo un gruppo rock, non ci interessa essere infilati nel calderone dell'etichetta "rock". Non ci interessano i mezzi di propaganda rock, tutti quelli che ora sbandierano il rock ci fanno ridere. Sbandierare il "rock" è la reazione della gente colta in contropiede quando è venuto fuori il punk. Erano tutti spaventati, avevano paura, sentivano che c'era qualcuno che ne aveva le palle piene di "pace amore spinello". Ora invece fanno gli spregiudicati, e cercano di mettersi al passo con i tempi col "rock". Da Donatella Rettore ai Def Leppard.

D.- Perchè allora non cercate di rendere pubblico il vostro atteggiamento?
A.A.- Perchè per usare i mezzi per affrontare un pubblico bisogna accettare dei compromessi che nel nostro caso vogliono dire: suonare in manifestazioni tipo "Rock e Metropoli", fare magari il classico 45 per la Cramps, affidare il nostro nome a gente che magari negli scorsi anni era il prototipo hippy. Noi odiamo gli hippies e chi lo è stato.

D.- Come contate di farvi sentire?
A.A.- Organizzando noi tutto ciò che ci riguarda, dalla pubblicità ai concerti. Penso che tutti i gruppi punk qui esistenti lo dovrebbero fare. Nel nostro caso in particolare poi è la prima cosa. Abbiamo un'immagine che la scena rock cercherebbe di contraffare.

D.- E cioè quale?
A.A.- Ci hai visto dal vivo e quindi penso che sia stato facile per te constatare quello che intendiamo fare.

D.- Mi avete dato un'impressione perversa.
A.A.- Facciamo tutto ciò per il sesso, ci interessa tutto ciò che riguarda il sesso. E' una cosa che hanno in mente tutti, ma che molti temono. Il sesso fa paura. Perchè il sesso è contenuto in ogni cosa. I vestiti che uso in scena mi fanno sentire una sovraccarica sessuale. Mi sento una belva senza preda. E' in base a sensazioni di questo tipo che scrivo canzoni. Dal vivo e quando proviamo provo sensazioni che mi mettono in condizione di giustificare qualsiasi crimine, qualsiasi violenza: è lo stato dell'uomo tribale. Il sesso come pasto nudo, gesti senza nesso, consumazione del rito, queste sono le cose che ci fanno agire.

D.- Ho notato nella vostra presentazione grafica un certo richiamo al sadomasochismo.
A.A.- Il sadomasochismo è sempre presente nelle mie canzoni. E' una cosa che tutti sentono, tutti si crogiolano nel sadomasochismo. Ad ogni livello. Anche a quello tipico del tipo "nessuno mi capisce... come soffro... lei mi ha lasciato... oh mammamia come farò...". Molte canzoni riguardano casi di questo tipo. Altre riguardano altri casi.

D.- Quali sono le tue maggiori influenze nello scrivere canzoni?
A.A.- Il cinema. I films come "La Classe Dirigente", "Portiere di notte", tutto ciò che ha immagini forti e che rispecchiano la tematica che ci riguarda. Molti films come quelli che ho appena nominato sono la rappresentazione visuale delle mie canzoni.

D.- Avete avuto molte sostituzioni al vostro interno?
A.A.- 4 o 5. Ora sono nove mesi che siamo stabili e penso che andremo avanti così.

D.- Non avete preso in considerazione l'idea di fare dischi?
A.A.- Fare un disco adesso, come ci hanno proposto tempo fa, sarebbe proprio una mossa assurda. Vogliamo innanzi tutto suonare, possibilmente fuori Milano, perchè Milano non ci piace. Vogliamo farci conoscere dal vivo, non con un 45 che sarebbe inutile sotto tutti gli aspetti. Faremo tra breve un LP solo per il nostro entourage e per gli amici stretti, mettendo su vinile dei demos che abbiamo accumulato in gran quantità. Abbiamo circa una quarantina di buone registrazioni e quindi sarà dura la scelta dei 13-14 pezzi da mettere su questo disco.

D.- Non ritieni positive iniziative del tipo "Rock 80"?
A.A.- Ho sentito dire da qualcuno di uno dei gruppi interessati all'operazione "Rock 80" "Noi siamo i veri punks". Io mi ricordo questa gente cosa diceva nel 1977. Quando si rischiava a girare con un badge dei Sex Pistols. Adesso atteggiarsi da punk è piuttosto facile, ma quello che fa incazzare è che si atteggiano da punks personaggi che farebbero meglio a pensare a qualcosa d'altro. Ci ritroviamo anche 30-35enni che hanno fatto uno sforzo immane per dimenticare il flower power. E che non ci sono mai riusciti. "Come era bello sentire i Fugs", e cercano di far rivivere le loro frustrazioni da falliti sotto altre vesti.
Charlie Harper è un caso emblematico. In Italia abbiamo anche noi i nostri Charlie Harper. Anche se i nostri non cantano.

D.- Cosa intendete fare per cambiare questo?
A.A.- Noi non vogliamo cambiare niente. Noi vogliamo andare avanti per la nostra strada, e fare ciò che vogliamo fare. Il "rock" scoppierà da solo, senza il bisogno di cose che lo facciano scoppiare. Noi come tutti gli altri gruppi che se ne fregano del "rock" e dei suoi esponenti dobbiamo solo fare ciò che vogliamo. Seguire il nostro istinto.

D.- Non è un discorso d'elite?
A.A.- Noi odiamo ogni tipo di elite. Odiamo chi cerca di creare un'elite. Le elites si creano nel rock, nel nostro caso non ci sono ruoli. E' chiaro che la nostra attitudine è contro il rock, contro gli hippies, contro i bugiardi. E' il Seditionaires che crea l'elite, per la gioia di tutti i fans falliti di David Bowie. Per quelli che hanno i miti. Noi siamo un gruppo di minoranza, non di elite, nel senso che non potremo mai essere un gruppo che influenzerà la massa, essendo la nostra musica adatta ad essere sentita epidermicamente da un ristretto numero di persone.

D.- I progetti futuri delle Gags?
A.A.- Non ci chiamiamo "le Gags", ci chiamiamo "I" Gags. Gag vuol dire bavaglio, e bavaglio è un nome maschile.