Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà):
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Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà) - 1 di 6

Intervista a Glezos

da Bassa Fedeltà n°6 (marzo-aprile 1998)
in concomitanza della pubblicazione di “Punk alla carbonara” e “Le Punk C’est Ça!”,

Glezos, la tua storia ...

Vivo a Milano da quando avevo 4 anni. Sono del ‘61, ed ho iniziato a strimpellare la chitarra giovanissimo nel ‘69, a otto anni. Prima l’Equipe 84, poi le prime cose dei Genesis, il progressive. La prima folgorazione è arrivata quando ad un programma televisivo della RAI in B/N, “Adesso Musica”, condotto da Nino Fuscagni e Vanna Brosio (replicato di recente da Rai Uno alle 4 di mattina) ho visto un filmato promozionale in studio dei Cockney Rebel. Il glam-rock mi colpì molto, ma l’impatto vero col punk lo ebbi qualche tempo dopo. Suonavo già il basso e la chitarra con alcuni amici ma non sapevamo cosa suonare, non ci piaceva niente di quello che si sentiva in giro, eravamo lì ad aspettare qualcosa che ci cambiasse la vita, e quel qualcosa è arrivato. Il primo disco punk che sentii fu “Anarchy in the UK” dei Pistols, e fu uno shock dal quale a tutt’oggi non mi sono ancora ripreso. Andò così: una notte stavo facendo i compiti ascoltando la radio. A Radio Milano Centrale c’era un disc-jockey che trasmetteva le solite cose che andavano allora, Traffic, Stones, uno sbadiglio dopo l’altro. Ad un certo punto dice: “.... sentite che cazzate stanno andando in questo momento in Inghilterra. Sono appena tornato da Londra dove ho comprato questo 45 giri, sono gli alfieri del cosiddetto punk-rock, si chiamano Sex Pistols e il pezzo si intitola “Anarchy in the UK”. Pensate che questi deficienti arrivano dal paese che ci ha dato i Beatles e gli Stones...”. In quel momento mi sembrò che i muri tremassero, fu come un terremoto. Io non sapevo cosa significasse disco d’importazione, ma il giorno dopo bigiai la scuola e cominciai a girare per i negozi cercando quel disco. Dovevi vedere le facce dei commessi... Ad un certo punto pensai di aver capito male o addirittura di aver sognato, sai, non arrivavano i giornali inglesi, non c’era riscontro... Da lì è cominciato tutto, cominciai a cercare a Milano altre persone che la pensavano come me. Ora sapevo cosa suonare...

Com’era Milano in quel periodo? Il punk attechì subito?

Zero. Eravamo in dieci. Ci siamo trovati tutti, mischiati tra gli hippies, al concerto di Adam & The Ants all’X-Cine’ di Via Menotti, l’attuale Teatro dell’Elfo, nel settembre [ottobre (N.d.R.)] del ‘78, in pratica il primo concerto ‘ufficiale’ di punk a Milano. Ce n’erano già stati altri, ma tutti fuori, i Penetration a Formigine, vicino a Modena, gli Stranglers, i 999. Addirittura, e questa è una chicca, ricordo che dovevano venire i Ramones a Taormina, dove c’era una manifestazione del tipo ‘Disco per l’estate’, vennero.. Ingaggiati per suonare la sera prima, ma gli organizzatori per caso sentirono “Leave Home” e non li vollero più. Al loro posto venne Larry Martin a fare due pezzi in playback, tra i quali “Sweet Mama Fix”.

E Londra? So che tu la frequentavi...

Andavo tutte le estati e mi fermavo parecchio. Una volta andai con i redattori della fanzine ‘Dudu’, poi diventata ‘Pogo’, una delle prime in Italia. Là vedevo un sacco di concerti, ed ogni volta che tornavo a Milano c’erano i soliti due, tre mesi di depressione, poi mi riprendevo e cercavo di fare qualcosa.

Dimmi qualcosa di più di Dudu’.

‘Dudu’ è stata in assoluto una delle prime fanzines punk italiane, la prima a Milano, settembre, ottobre del ‘77. Non c’era solo musica, ma anche tentativi di racconti e qualche menata proto-letteraria.

In quegli anni la politica condizionava i giovani molto più di oggi. Immagino i contrasti col ‘movimento’...

La cosa è meno scontata di quanto si pensi. In realtà dopo che Fiorucci aveva smesso di scrivere ‘punk’ sui braccialetti avevano capito tutti che i punks non erano fascisti.