Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà):
Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà):

Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà) - 3 di 6

Poi ci fu il ‘boom’...

Diciamo che il momento in cui i punks sembrano numericamente di più è quando i Ramones vengono in tourneè in Italia con gli UK Subs, nella primavera dell’80. Noi che vivevamo la cosa dagli inizi però vedevamo che qualcosa era già cambiato.

Che personaggi ricordi di quel periodo?

Il giro di Pordenone, assai variegato. Non erano in tanti ma erano estremamente attivi, poi qualcuno a Bologna, anche se lì erano mezzi hippies. I primissimi Gaznevada per un puro fattore musicale (suonavano molto bene i Ramones) erano considerati punk,ma le cose non stavano esattamente così. A Bologna c’era una strana convivenza tra i primi punk ed il movimento politico. L’emblema della Bologna musicale dell’epoca erano i Windopen, che vennero alla Palazzina Liberty e che vennero cacciati a pedate perché non piaquero nemmeno ai freakkettoni, sembravano il SuperCircus di Andrea Mingardi. Altri nomi... Genova ed i Dirty Actions vennero dopo. Di Roma sapevo poco, c’era la strana storia dei Trancefusion, poi diventati una band heavy-metal, i Raff..

Captain Sensible (Damned) in posa dopo il concerto

Milano, 30 aprile 1980.
Captain Sensible (Damned) in posa per la stampa italiana (la fanzine 'Xerox') nel backstage dopo il concerto al Cinema Orfeo.

E la stampa?

Soprattutto articoli di costume, l’unica volta che un giornalista si ‘avvicinò’ al punk fu Massimo Poggini che intervistò Steve Jones e Paul Cook quando vennero a Milano in conferenza stampa a presentare “No One Is innocent”. A volte le interviste erano completamente inventate. Ti faccio un esempio.. quando i Damned nell’80 vennero in Italia per il tour di “Machine gun Etiquette” io e altri due amici, Paolo (dei Mittageisen) e Daniele, li scarrozzammo in giro per la città dal momento del loro arrivo a quando ripartirono. La settimana dopo uscì una loro intervista in realtà mai rilasciata, visto che l’unico momento in cui non erano stati con noi era stato durante il concerto. Le cose cambiano quando esce ‘Rockerilla’, perchè è la via di mezzo tra una fanzine ed un giornale vero e proprio. Sai, ‘Rockerilla’ circola a livello nazionale, le fanzines erano di difficile reperibilità, si trattava di un bel cambiamento.

Siamo alla fine dell’80, cambia completamente la scena...

Cambia tutto.

Quante delle persone coinvolte nella primissima scena punk si adeguano a quel cambiamento?

Quasi nessuna, potrei parlarti di ogni singola persona, caso per caso. E sai perchè? Perchè avvertimmo che il cambiamento portava ad una cosa che c’era già stata.

Ti riferisci all’eccesso di politicizzazione?

No, parlo di una questione attitudinale. L’hardcore da noi è sempre stato visto come una cosa per hippies. Non importava la musica, per noi la questione musicale veniva dopo. Prendi il rock: a me non interessa il rock, e per rock non mi riferisco alla musica giovanile americana degli anni cinquanta (quello io lo chiamo rock’n’roll), ma alla cultura rock degli anni sessanta che ebbe il suo apice nel ‘67 a Monterey. La cultura rock è antitetica al punk. Il punk non è punkrock, è punk e basta. E’ fondamentale capire questo concetto.