Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà):
Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà):

Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà) - 5 di 6

Nessuna discendenza diretta quindi tra rock, punk ed hardcore...

Assolutamente no, nessuna. E’ la storicizzazione forzata che a volte impone certi legami, è chiaro che tutti suonano con chitarre, basso e batteria, ma questo non è sufficiente per parlare di continuità. Pierpaolo della Reverendo Moon per ore qui a casa mia ha cercato di convincermi dei legami esistenti tra gli Stones ed il punk... Tu dimmi dov’è che trovi nel punk inglese delle tracce di blues ed io ti do centomila lire. Se è blues non è punk, in questo sono molto rigido, c’è una linea dritta come un fuso. Poi ci sono le eccezioni: i Buzzcocks all’epoca erano i Beatles del punk, i Rezillos erano beat. Il bello di quel periodo è che ogni gruppo era molto diverso dagli altri, c’era una grande varietà di stili. C’era personalità: cos’avevano in comune i Pistols con i Clash, o i Lurkers con le Slits? Se tu senti per la prima volta “Borstal Breakout” rimani di stucco, oppure se senti i Generation X ti accorgi che anche se non hanno un pezzo forte il sound del loro primo album è pazzesco. Avevano una forte personalità, e se non l’avevano sembrava che l’avessero. Con l’hardcore non è più così.

Il discorso vale anche per un gruppo come i Germs?

It’s the same old fuckìn’ story. Sid Vicious...

Negli anni ottanta cosa fai?

Il punk, se l’hai vissuto sul serio, ti segna per tutta la vita, ti guida in ogni piccola cosa, anche nella scelta dei vestiti per scendere in bottega a comprare il pane. Poi però bisogna vivere, scegliere una professione e se si è fortunati trovarne una. Ho fatto il session-man per qualche anno scendendo a degli ovvii compromessi, poi però ho smesso di divertirmi. Il punk era prima di tutto divertimento, e quel divertimento mi mancava. Dall’88 al ‘93 ho messo insieme un gruppo, gli UFO Piemontesi, siamo stati anche al Festivalbar. Per un certo periodo è stato divertente, suonavo con gente più anziana di me che non conosceva il punk, ma a nostro modo eravamo Insultanti. Spesso salivamo sul palco ed io dicevo: “Salve, pubblico di merda. Questa è una prova pagata, i pezzi sono tutti strumentali...”, e mi sedevo sulla cassa della batteria. La gente non capiva, pensava che io scherzassi, ma non era così...

E’ il momento in cui pensi di fondare la tua etichetta, la Passerotto?

L’idea viene prima a Paolo, ex-Borstal Dampers, 198X e Mittageisen, con me nei Gags, con il quale ho stretto fin da allora un rapporto di forte amicizia. Una sera a cena Paolo mi fa: perché non pubblichiamo il singolo che volevamo fare allora (come Gags) e che poi non abbiamo fatto? io controllo la mia situazione contrattuale e mi accorgo che in quel momento legalmente non posso farlo, devo aspettare un po’. L’etichetta nasce nel ‘92, e nel ‘95 esce la prima produzione, la raccolta “Sexy, Ipnotico”, poi il 45 dei Gags, il CD degli Schwarz Of Galiorka. Tra poco uscirà la nuova raccolta “Le Punk C’est Ça!“.

Perché proprio ‘Passerotto’?

Per due motivi: in onore a quel tormentone estivo che fu “Sabato pomeriggio” di Baglioni, che rovinò la nostra giovinezza, e soprattutto perché ‘passerotto’ era il soprannome di Edith Piaf, della quale sono un grande fan. ‘Piaf’ in dialetto parigino significa Passerotto.

E’ difficile capire come nel ‘92 possa nascere la voglia di mettere in piedi un’etichetta del genere...

Guarda, è molto semplice: una nostra sega personale.

Quindi inizialmente non vi siete interessati di quella che poteva essere la risposta del mercato.

Non ce ne fregava nulla, come anche oggi.