Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà):
Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà):

Intervista a Glezos (Bassa Fedeltà) - 6 di 6

Oggi però rispetto a qualche anno fa l’interesse per il punk delle origini è cresciuto...

Questo è vero. Però se fossimo stati interessati all’aspetto economico avremmo accettato le offerte di distribuzione esclusiva che ci fecero la Flying e la CGD, proposte avanzate solo perché in copertina c’era la scritta ‘punk’. Sai, dopo i Green Day... Uno dei dirigenti della CGD nel ‘77 era un punk, veniva ai concerti, allora ci ha detto, forse anche per un suo sincero interesse personale: voi fate il disco, noi ve lo distribuiamo. lo e Paolo però abbiamo pensato: noi mettiamo su disco un pezzo della nostra vita e poi questo esce col bollino CGD-East West... Non è onesto. Vogliamo la totale autonomia su quello che abbiamo vissuto e suonato. Abbiamo fatto il 7” dei Gags in collaborazione con la Reverendo Moon solo perché loro conoscevano una stamperia disposta a lavorare su meno di mille copie. Non ce ne frega niente di vendere i dischi, li facciamo perché piacciono a noi.

Però ti interessa conoscere la reazione del pubblico del ‘98...

Certo. io rispondo personalmente a tutti quelli che mi scrivono e li ringrazio, perché quello che sta succedendo è bellissimo. Mi sembra incredibile, ci sono dei ventenni che si entusiasmano a sentire i Gags. Non mi interessa perché si entusiasmano, sta di fatto che se la cosa gli fa sembrare un po’ meno grigia la giornata io sono contento. Se gli fa un minimo di compagnia io ho assolto al compito della mia vita, io la vedo in questo modo, le cose devono farti sentire meno solo perché là fuori c’è solo merda. Non importa cosa, basta che questo qualcosa non rovini la tua vita (non ti buchi, non ti fai di coca, non fai queste cazzate) e che per due minuti ti faccia sentire un po’ meglio. Se i Mittageisen, i Gags o gli Schwarz Of Galiorka ti fanno sentire meglio io sono contento, per questo ringrazio personalmente chi mi scrive.

Un’ultima domanda. Oltre alla nuova raccolta sta per uscire anche un libro realizzato da te e tua moglie Elettro sul punk del ‘77/’81 (gruppi, dischi, fanzines, stampa, locali, vicende personali): non pensi che tutta questo bisogno di ‘archiviare’ sia in contrasto con la filosofia punk?

No, per niente. Per un semplice, fondamentale motivo: la gente non conosce e non ha mai conosciuto davvero il punk. Quello che è stato il modo di pensare allora è ancora il limite di frontiera’ di molte cose. Come scrive giustamente mia moglie nel libro, “ ... Oltre questo non è che non c’è stato più niente, NON CI SARA’ più niente”. Noi eravamo per la distruzione della società occidentale. Quando un gruppo americano viene e mi suona, anche se ultradistorto, “Born To Be Wild” degli Steppenwolf, capisco che il punk era davvero un’altra cosa. Marco Philopat lo scrive chiaramente nel suo libro, quando parla di ‘Xerox’ e delle prime fanzines. Per lui erano cose quasi mitologiche e dice che “’quelli c’erano fin dall’inizio e NON SI CAPIVA COSA PENSAVANO”. Non si capiva. Era difficile capire perché io ero un punk e non ero un fascista, perché gli altri erano ‘sorpassati’. Lo stesso succede oggi: non ho niente contro i centri sociali, sono d’accordo su molte iniziative del ‘Leonkavallo’, ma facciamo ugualmente fatica a capirci. io parto da dove loro finiscono. io sono un romantico, un idealista, credo ancora che Guy Debord sotto molti aspetti sia la mente più brillante di questo secolo, credo a quello che dice Bakunin in “Stato e anarchia”. io credo in queste cose, ci credo realmente, e per quanto mi è possibile cerco di vivere, senza molestare nessuno, in coerenza con quello in cui credo. Certo, ognuno deve scendere a dei compromessi, perché bisogna pagare l’affitto, ma francamente non credo che questo sia poi così grave. Sono altre le cose che contano.

Luca Frazzi • “BASSA FEDELTA’ ”